
Idrusa
spettacolo teatrale liberamente tratto
dal romanzo di Maria Corti «L'Ora di Tutti»
| con |
Silvia Civilla, Ilaria Gelmi, Maria Rosaria Ponzetta |
| musiche dal vivo |
Maria Dora De Vitis (viola, violino) |
| vocalist |
Deborah De Blasi, Anna Cinzia Villani (organetto, tamburello) |
| consulenza drammaturgica |
Eleonora Fumagalli |
| collaborazione artistica |
Silvia Ricciardelli |
| consulenza vocale |
Antonella Talamonti |
| coreografie |
Elisa Cuppini |
| luci |
Angelo Piccinni |
| regia |
Silvia Civilla |
Filoreta è scappata. È scappata da una terra in cui per l'amore non c'è futuro. Filoreta sbarca a Otranto e si fa rapire da una storia antica in cui una donna, come lei, per amore, ha cercato di fuggire una condizione di violenza e tristezza.
Idrusa è questa donna. Una idruntina del tempo dell'eccidio turco, vissuta in un momento della storia in cui tutto è massacrante: le armi come i sentimenti.
Questa candida figura, che si aggira sulla scena di uno struggente racconto fatto di ali e di piedi, di sogni e di spade, ti prende e ti commuove, ti tocca e un po' ti ferisce.
Oggi Filoreta è anche Idrusa e come lei, per amore, alla fine decide che la cosa più giusta e più vera è quella di offrire tutta sé stessa e di combattere, ieri come oggi, una condizione di sofferenza che incatena e fa sanguinare.
La nostra forza sta nei sentimenti, nella loro violenza che sconvolge e fa attraversare il tempo e i mari, che rende forti e dimentichi della nostra immanenza, della nostra caducità.
Ieri Idrusa, oggi Filoreta, domani una Donna.
Dal Kosovo arriva una nave e sbarca dei profughi sulle coste di Otranto. Fra loro c'è Filoreta, una donna che ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita in prigione a causa delle sue idee "sovversive": libertà di pensiero, uguaglianza!
Quando arriva nell'assolata Otranto entra nella Cattedrale quasi per un arcano richiamo dei sensi; percorre la lunga navata seguendo il mosaico dell'albero della vita e si trova a vivere una serie di flashback, in cui una giovane idruntina vissuta nel 1480, Idrusa, comincia a narrare la sua storia.
Fra le due donne, che non si incontrano ma si intersecano sulla scena, si crea un filo narrativo che descrive amare situazioni di amori violati, sogni quanto mai naturali ma inconfessabili.
Sullo sfondo di questo strano intreccio si dipanano situazioni legate alle tradizioni popolari salentine, di questa terra tanto dura quanto prodiga verso i figli che il mare gli rigurgita sulle sponde assolate.
La scena è un lungo e largo corridoio, un canale, una navata, lo scafo di una nave, lungo il quale il telaio, con cui le donne del Mediterraneo tessevano i propri corredi, si muove divenendo la "carretta" con cui Filoreta giunge in Italia, la barca dell'uomo di Idrusa, la casa, il focolare di colei che ha abbandonato i propri affetti, l'ara su cui le due donne decidono, in diverso modo, di immolare i propri sogni ed ideali: la tomba per Idrusa, la nave che riparte per il Kosovo per Filoreta. |